Chi Siamo

“Anche noi come tutti i genitori avevamo sognato nei nove mesi di gravidanza un bimbo pieno di grazia e virtù: il destino ci ha invece regalato un bambino “rotto”, il frutto crudele del lancio di dadi nel mondo fatto dal computer di Dio.”
Questo si legge nel libro di Daniela e Giangi Carbonetti dal titolo “vivere con un figlio down” (mongoloide secondo il linguaggio comune).

«A modo nostro», è il nome della nostra Associazione nata nel 2003, proprio nell’anno che a livello europeo era dedicato ai disabili.
“Associazione”, è un nome forse un po’ troppo pomposo per quello che in realtà altro non è che un gruppo di amici che si è voluto riunire per regalarsi una domenica al mese un po’ fuori dagli schemi.

Di cosa si tratta? Ebbene abbiamo la fortuna –ci siamo detti– di conoscere persone portatrici di handicap fisici o mentali, la fortuna si, perchè essendo in contatto con loro ci siamo presto resi conto del fatto che se è vero che possiamo offrire loro qualcosa è ancora più vero che possiamo ricevere tanto, molto di più.
Perchè allora non creare un’occasione di incontro mensile per trascorrere qualche ora assieme?

Detto, fatto: alcuni lavoretti manuali, un po’ di musica, un’escursione alla Piumogna oppure sulla neve, il pranzo di Natale in comune con tanto di zampogne oppure semplicemente quattro passi in quel di Camorino.
Si perchè è proprio qui la nostra sede, nella struttura in legno, non lussuosa ma quanto accogliente!, messaci a disposizione dalla Parrocchia.

La seconda o la terza domenica di ogni mese la trascorriamo così, con una ventina di disabili fisici o mentali che i loro genitori ci affidano ritrovando per un giorno una libertà di cui sono di regola privati.
Ma non è questo il solo scopo: vogliamo anche fare conoscere alla gente, alla nostra gente, questi “diversi” nei confronti dei quali troppo spesso vi è disagio e diffidenza.

Si, bisogna avvicinarli e conoscerli: loro, quelli che solitamente vengono chiamati “i meno fortunati”, non ne vogliono all’esistenza, anzi; loro sono capaci di slanci d’affetto e di regalare sorrisi come noi non sappiamo più fare. E non barano!

Loro, di cui qualcuno ha detto che sono stati “creati da Dio l’ottavo giorno, a metà strada tra gli uomini e gli angeli”.

Nascono due volte (come scrive Giuseppe Pontiggia): la prima li ha visti venire sulla terra impreparati al mondo, la seconda è la rinascita affidata all’intelligenza del cuore di chi, cosiddetto normale, sa rispettarli ed apprezzarli.

Ecco il messaggio che noi di “a modo nostro”, assieme a loro, cerchiamo di diffondere.

Ma una domanda sorge spontanea: perchè "a modo nostro"?
È forse l'espressione di chi, supponente, al sa tütt lü, vuol fare di testa sua senza sentire consigli nè dar retta a nessuno?
No, no, il senso di questo nome è altro, altro e duplice.

"A modo nostro" significa innanzitutto che noi volontari, che ci occupiamo dei nostri ragazzi, non intendiamo assolutamente imitare chi, più preparato, prende a carico i disabili sull'arco della quotidianità durante tutto l'anno.
Loro sono professionisti, noi persone di buona volontà: loro il mare, noi un ruscelletto.
Ed allora, consci dei nostri limiti, diamo quanto possiamo, "a modo nostro", senza strafare.

La seconda chiave di lettura di "a modo nostro" ha quale soggetto i ragazzi.
“ Noi down, autistici, diasabili fisici o mentali -dicono alla società- non chiediamo di essere come voi, di essere "come i normali", no, chiediamo solo di poter vivere la nostra diversità senza essere ghettizzati, di esistere come disabili ma di essere rispettati, di vivere appunto "a modo nostro"”.

Ed un modo per rispettarli è quello di riconoscerne l’esistenza e di mostrarsi sensibili ai loro problemi.

Se una domenica, passando a Camorino, sentirete le note un po’ stonate di “Amici miei”, ebbene non esitate: bussate! Vi accoglieremo a braccia aperte e vi unirete al nostro coro, un coro che se non può rivaleggiare con quello della Scala è fatto di straordinaria complicità con chi sa apprezzare la vita anche se a prima vista (e parlo dei disabili) la potrebbe accusare d’essere stata matrigna. Loro non portano rancore. Chiedono e regalano amore!

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formaggio della stalla
discorso fra amici
Carmelo Mazza
il sindaco
Corrado e le farfalline
decorazione autunnale
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